IL TATUAGGIO OGGI: FENOMENO DI MODA
Nel nostro secolo il tatuaggio si è lentamente scrollato di dosso gran parte dei pregiudizi e della cattiva fama che lo accompagnavano, conquistandosi un consenso che è andato sempre più allargandosi, fino ad esplodere in quella vera e propria mania che dilaga oggi fra i giovani e persino fra i meno giovani, in generale anche senza grosse differenze di sesso ed estrazione sociale.
TATUAGGIO, MASS MEDIA E VIP
Un ruolo importante in questo sviluppo in un certo senso anche rivoluzionario spetta di sicuro a mass media; al cinema, per esempio: il tatuaggio è stato infatti rilanciato anche da pellicole di successo come Natural Born Killers di Oliver Stone, oppure Once Were Warriors del neozelandese Lee Tamahori. Quest'ultimo film mostra come il tradizionale moko maori venga riscoperto in un contesto socio culturale ormai post industriale, soprattutto da parte dell'attuale classe operaia e dalle gang devianti, che lo vivono però in modo personalizzato e sicuramente diverso da quello del secolo scorso. La tendenza di questi gruppi, interni ad una civiltà che ormai è una minoranza sociale, appare perlopiù un confuso tentativo di ricerca e riappropriazione delle radici di un identità etnica sempre meno forte. Il moko oggi a anche prodotto un gap generazionale, una divisione fra i maori più anziani e quelli più giovani: entrambi lo rivendicano come simbolo di identità etnica, ma solo i giovani lo ripropongono in un contesto ormai del tutto estraneo a quello tradizionale, e per questo vengono duramente criticati.
Ma il tatuaggio oggi è per tutti, ed oltre ai media anche molti personaggi famosi, che comunque sono sempre al centro dell'attenzione della stampa o della televisione, danno il loro personale contributo all'ulteriore rafforzamento del fenomeno tatuaggio. La fanzine Tattoo Notes ha intervistato Gabriele Salvatores per raccogliere le impressioni che il noto regista milanese ha provato quando si è fatto tatuare un vascello sul braccio. Ma anche su quotidiani e riviste specializzate spesso compaiono foto, magari indiscrete, ed articoli sui tatuaggi dei vip. Durante le Olimpiadi ad Atlanta, le telecamere che hanno ripreso le varie competizioni non hanno trascurato di mostrare anche i tatuaggi che decoravano il corpo di più di qualche atleta in gara.
Sempre più persone stanno scoprendo la cultura del tatuaggio, la sua lunga storia di tradizione, stili espressivi, tecniche e valori, ma contemporaneamente è per tanti altri una semplice moda, l'adesione passeggera ad un certo look che ora fa tendenza. Si tratta perciò di consumatori più infatuati che convinti, che al massimo azzardano disegni facili da nascondere, soggetti di piccole dimensioni. Molti sono più sicuri sulle dimensioni che sul contenuto che scelgono, l'importante infatti è avere un tatuaggio, bello, mentre meno rilevante sembra essere quale. Ultimamente molto richiesto è il tribal, un genere che rielabora in chiave contemporanea lo stile dei Mari del Sud, costituito da un tratto spesso, flessuoso e nero, creato da Leo Zulueta. Infine, chi è interessato al tatuaggio solo perché di moda spesso lo preferisce semipermanente, una tecnica usa e getta della durata di qualche settimana che scandalizza i veri appassionati. Per chi segue l'ultima moda però risulta assai difficile conciliare quella che è uno dei tratti essenziali del tatuaggio, ossia il suo carattere permanente, con la variabilità su cui invece si fonda la Moda.
TATUAGGIO, RITUALITA'
Il tatuaggio è in parte moda, in parte cultura, un fenomeno ambivalente,
quindi curioso e pratica tanto antica e primitiva, nonché problematico
anche in quanto ritorno di una rivalutazione di un costume a lungo
screditato da una forte condanna sociale; inoltre, soprattutto come
moda, il tatuaggio implica un evidente contraddizione perché il
suo carattere permanente si oppone alla variabilità che invece è
tipica della Moda. Diversi esperti, sociologi, filosofi, semiologi,
addirittura psichiatri, si interrogano o sono interpellati per trovare
qualche risposta ai vari come e perché e spesso avanzano ipotesi
che sono anche piuttosto lontane tra loro; in questa analisi può
risultare senz'altro utile iniziare con l'osservare più da vicino
il fenomeno da spiegare. Un primo aspetto importante, in particolare
se considerato come espressione di una precisa cultura, è certamente
la sua forte componente rituale. Nei Tattoo Studios della nostre
città postmoderne infatti in qualche modo si cerca ancora di riprodurre
e reinventare quell'atmosfera cerimoniale, un po' sacra un po' magica,
che accompagnava e ancora accompagna l'esecuzione di un tatuaggio
nelle popolazioni primitive. Nella drammatizzazione di un evento
considerato fondamentale perché spesso segnava e segna il passaggio
di un individuo da una fase o condizione di vita ad un'altra, un
ruolo molto importante è quello del tatuatore; è costui infatti
che può aiutare il cliente nell'opera di svelamento di se stesso
di ricerca del segno che possa riassumerne e simboleggiarne carattere,
personalità, stile di vita, aspirazioni e miti. In questo modo sulla
pelle si imprime una possibile risposta alla domanda che ogni individuo,
prima o poi si pone: chi sono io? Una domanda certamente ancora
più essenziale in una società come quella odierna, povera di stabilità
e certezze su cui fondare l'identità individuale e sociale. Il tatuaggio
allora risulta portatore di un messaggio di identità, oltre che
di isolamento poiché contemporaneamente equivale anche a dire: sono
con voi - sono contro di voi. Il tatuaggio postmoderno, atto solipsistico,
non partecipato, è un iniziazione di carattere privato, non comporta
cioè vere conseguenze sociali, ne l'assunzione pubblica di un preciso
ruolo, con determinati diritti e doveri, come invece avveniva un
tempo e ancora oggi, per tatuaggi eseguiti però in contesti molto
meno avanzati. Il rito metropolitano del tatuaggio infatti può coinvolgere
al massimo un ristretto numero di persone vicine o un gruppo di
riferimento, è il caso questo dei tatuaggi aggregativi, per esempio
dei Byker o degli Skinhead. In ogni caso però il riconoscimento
resta pubblico, perché il tatuaggio è un segno forte per affermare
la propria identità e per sottolineare la comunanza con un gruppo
e la distanza da altri, o dalla società nel suo insieme. Da una
diversa angolatura e forse guardando al tatuaggio più come moda
che come cultura, si recupera la dimensione rituale legata al tatuaggio
perché nel rito, l'uomo contemporaneo cerca di rinnovare la possibilità
di contrastare la paura, diventando un altro, più coraggioso, capace
di affrontare le mille paure del nostro tempo, la paura di non piacere,
di non essere visto, considerato, amato, la paura di scomparire,
di essere abbandonato, di restare solo; soprattutto però esiste
la paura delle paure, quella dell'indefinibile, ed è proprio contro
la minaccia dello sconosciuto che l'uomo, impotente, non può che
rifugiarsi nella forza simbolica del sacro, che oggi il gesto di
tatuarsi ancora conserva.
TATUAGGIO E COMUNICAZIONE
Al di là di quest'ultima interpretazione, sinora è emerso con sufficiente
chiarezza un altro aspetto che è probabilmente essenziale nel tatuaggio,
vale a dire la sua notevole capacità comunicativa. Anzi, non si
può negare che spesso il tatuaggio risulta una forma di comunicazione
addirittura estrema, in particolare quando è vissuto come marchio
categorico ed inimitabile che stabilisce la propria identità in
un mondo ormai dominato dalla omologazione, dove tutto è urlato
e ci si trova in un ingorgo di segni tale che solo qualcosa si impresso
sulla propria pelle sembra poter risultare davvero perentorio e
irrevocabile. Il tatuaggio diventa allora un codice, un linguaggio,
attraverso il quale passa quello sforzo di comunicare ormai così
tipico della nostra epoca, sempre più intasata di comunicazioni
vertiginosamente sempre più veloci. Anche la moda è un linguaggio(Volli,
1988), un linguaggio performativo, più che approvazione tranquillizzare
o sfidare; e poi per agire su di sé, nel processo di ricerca della
propria identità, nella costruzione di un'immagine personale che
sia accettata dagli altri che ci interessano, nella determinazione
della propria maschera informativa, ossia usata soprattutto per
gli altri, per esempio sedurre, ottenere nel sociale. In questo
senso allora anche come moda il tatuaggio può diventare il mezzo
ideale per personalizzarsi, stabilire la propria unicità in un mondo
di uguali e anche per avvicinare l'altro.
TATUAGGIO E CORPO
Altri spunti per capire meglio il fenomeno del tatuaggio si possono
trovare anche associandolo magari ad altre pratiche di alterazione
corporea permanentemente simili, come ad esempio il body piercing,
e partendo da una riflessione più generale centrata proprio sul
corpo. Innanzitutto tali pratiche sottolineano in modo particolare
la visibilità del corpo, costituiscono una valorizzazione del fisico,
una chiara espressione della consapevolezza, soprattutto dei giovani,
circa la possibilità e la volontà di modificarlo a piacere. Tutto
ciò è una conseguenza della rivoluzione che il vissuto sociale del
corpo ha conosciuto nella società occidentale contemporanea: oggi
infatti il corpo è liberato, recuperato a secoli di inibizioni e
tabù, ed è diventato l'ennesimo oggetto di consumo e di investimento,
nella estenuante ricerca della forma perfetta che ormai coinvolge
un po' tutti. Questa nuova centralità del corpo è tuttavia contrastata
da un'altra tendenza del nostro tempo, quella del corpo flusso,
per cui il corpo fisico ormai, grazie soprattutto alle continue
innovazioni tecnologiche, si da in una condizione di incessante
metamorfosi, che ne fa anche presagire la dissoluzione. D'altra
parte alcuni osservano che nello spazio virtuale ciò che si ricerca
è proprio la resa di immagine e percezioni sempre più simili a quelle
reali e si offre all'utente la possibilità di un'azione interattiva
sugli oggetti rappresentati, quindi non si può sostenere che il
traguardo finale sia la negazione delle capacità motorie e sensoriali
dell'uomo. Ad ogni modo, la funzione del tatuaggio e delle pratiche
ad esso simili sarebbe quella di contrastare radicalmente la possibile
scomparsa del corpo nel flusso di variazioni continue che lo investono,
salvandone in questo modo la capacità comunicativa. In un suo recente
saggio Vanni Codeluppi (1995) osserva proprio che l'eccesso di variazione
erode la capacità di comunicare e che questo fenomeno che oggi interessa
il corpo è proprio lo stesso che è gia diventato tipico della Moda,
fondata proprio sulla variazione, ma ormai statica, ridotta a puro
revival staccato dalla dinamica sociale ed increscente difficoltà
comunicativa.
TATUAGGIO E MODA, TATUAGGIO DI MODA
Si può fare un ulteriore passo in avanti ricordando la tesi secondo
la quale il nostro sistema economico e sociale è ormai interamente
dominato da quella che è stata definita come la "forma moda", (
Volli, 1988); Ciò significa trionfo della legge essenziale della
Moda, la variabilità, e quindi un diffuso ed incessante bisogno
di consumare oggetti, ma anche e soprattutto significati; quello
che riguarda la Moda allora ormai non si riferisce più soltanto
all'abbigliamento. Appare evidente perciò che il tatuaggio ed le
altre pratiche di alterazione corporea permanente possono rappresentare
anche un reazione a questa ormai diffusissima tendenza a cambiamento
continuo e all'inquinamento simbolico che inevitabilmente ne deriva;
di conseguenza, non sono moda, bensì contro - moda. Tuttavia, una
tendenza per cui si può parlare di moda del tatuaggio, oltre che
degli esperti di costume, è riconosciuta e spesso anche criticata
dagli stessi esperti del mestiere, i Maestri del tatuaggio. In passato
la stampa ha riferito di una polemica a distanza scoppiata tra due
grandi stilisti italiani, Armani e Versace ; quest'ultimo ha reagito
vivacemente ad un'affermazione di Armani che "scandalosamente",
sostiene che la Moda è morta; egli stesso ha spiegato che con ciò
intendeva dire che ormai gli stilisti e le grandi maison non hanno
più il potere di un tempo, quando si imponevano sulla clientela
orientandola in tutto e per tutto. Questa polemica ricorda però
un dibattito che esiste da tempo e che riguarda i due principali
modelli che descrivono il processo di diffusione della moda ed il
successivo, opposto, "modello a virulenza" (Volli 1988). Il primo
spiega che la moda sgocciola da un vertice e si afferma poi attraverso
la piramide sociale per imitazione competitiva del superiore da
parte dell'inferiore. Invece il secondo modello, più aderente alla
realtà attuale, sostiene che le mode sono tante e soprattutto arrivano
da molti punti diversi del corpo sociale, facendo salvo il criterio
di imitazione competitiva perché nella moda la componente concorrenziale
c'è sempre. Rispetto a queste due differenti teorie e alle dinamiche
che esse descrivono, la moda del tatuaggio sarebbe un caso tipico
da far rientrare in quella più recente, perché viene infatti dalla
periferia ed in principio era proprio solo di piccole minoranze,
di quei gruppi che tipicamente non cercano espandere il loro costume,
anzi, ne sottolineano la capacità di essere segno di confine e contrapposizione.
Questi stessi gruppi però, loro malgrado, spesso costituiscono un
prezioso serbatoio per il ricambio delle mode generali.
Bibliografia
A. De Blasio, Il tatuaggio, Arnoldo Forni Editori, Napoli 1905
C. Lombroso, L'uomo delinquente, Fratelli Bocca Edizioni, Milano
1896
G. Salvioni, I tatuaggi, Xenia Edizioni, 1996
L. Gnecchi Fercioni, Il libro del tatuaggio, Fabbri Editori, 1995
L. Gnecchi Fercioni, Tattoo, tecniche strumenti artisti, Mursia
Editore, 1996
G.M. Fercioni, Horiyoshi III l'arte del tatuaggio Giapponese, Luni
Editrice, 1999
A. Castellani, Ribelli per la pelle, Costa & Nolan, 1995
V. Codeluppi, Il corpo flusso. La moda al di là del narcisismo.
R. Grandi, I mass media fra testo e contesto, Lupetti, 1992
R. Grandi in Cerani (a cura di), Moda, Regole e rappresentazioni,
Franco Angeli, 1995