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Saràrte è presente sull'annuario tatuatori 2004.

IL TATUAGGIO OGGI: FENOMENO DI MODA

Nel nostro secolo il tatuaggio si è lentamente scrollato di dosso gran parte dei pregiudizi e della cattiva fama che lo accompagnavano, conquistandosi un consenso che è andato sempre più allargandosi, fino ad esplodere in quella vera e propria mania che dilaga oggi fra i giovani e persino fra i meno giovani, in generale anche senza grosse differenze di sesso ed estrazione sociale.

TATUAGGIO, MASS MEDIA E VIP
Un ruolo importante in questo sviluppo in un certo senso anche rivoluzionario spetta di sicuro a mass media; al cinema, per esempio: il tatuaggio è stato infatti rilanciato anche da pellicole di successo come Natural Born Killers di Oliver Stone, oppure Once Were Warriors del neozelandese Lee Tamahori. Quest'ultimo film mostra come il tradizionale moko maori venga riscoperto in un contesto socio culturale ormai post industriale, soprattutto da parte dell'attuale classe operaia e dalle gang devianti, che lo vivono però in modo personalizzato e sicuramente diverso da quello del secolo scorso. La tendenza di questi gruppi, interni ad una civiltà che ormai è una minoranza sociale, appare perlopiù un confuso tentativo di ricerca e riappropriazione delle radici di un identità etnica sempre meno forte. Il moko oggi a anche prodotto un gap generazionale, una divisione fra i maori più anziani e quelli più giovani: entrambi lo rivendicano come simbolo di identità etnica, ma solo i giovani lo ripropongono in un contesto ormai del tutto estraneo a quello tradizionale, e per questo vengono duramente criticati. Ma il tatuaggio oggi è per tutti, ed oltre ai media anche molti personaggi famosi, che comunque sono sempre al centro dell'attenzione della stampa o della televisione, danno il loro personale contributo all'ulteriore rafforzamento del fenomeno tatuaggio. La fanzine Tattoo Notes ha intervistato Gabriele Salvatores per raccogliere le impressioni che il noto regista milanese ha provato quando si è fatto tatuare un vascello sul braccio. Ma anche su quotidiani e riviste specializzate spesso compaiono foto, magari indiscrete, ed articoli sui tatuaggi dei vip. Durante le Olimpiadi ad Atlanta, le telecamere che hanno ripreso le varie competizioni non hanno trascurato di mostrare anche i tatuaggi che decoravano il corpo di più di qualche atleta in gara. Sempre più persone stanno scoprendo la cultura del tatuaggio, la sua lunga storia di tradizione, stili espressivi, tecniche e valori, ma contemporaneamente è per tanti altri una semplice moda, l'adesione passeggera ad un certo look che ora fa tendenza. Si tratta perciò di consumatori più infatuati che convinti, che al massimo azzardano disegni facili da nascondere, soggetti di piccole dimensioni. Molti sono più sicuri sulle dimensioni che sul contenuto che scelgono, l'importante infatti è avere un tatuaggio, bello, mentre meno rilevante sembra essere quale. Ultimamente molto richiesto è il tribal, un genere che rielabora in chiave contemporanea lo stile dei Mari del Sud, costituito da un tratto spesso, flessuoso e nero, creato da Leo Zulueta. Infine, chi è interessato al tatuaggio solo perché di moda spesso lo preferisce semipermanente, una tecnica usa e getta della durata di qualche settimana che scandalizza i veri appassionati. Per chi segue l'ultima moda però risulta assai difficile conciliare quella che è uno dei tratti essenziali del tatuaggio, ossia il suo carattere permanente, con la variabilità su cui invece si fonda la Moda.

TATUAGGIO, RITUALITA'
Il tatuaggio è in parte moda, in parte cultura, un fenomeno ambivalente, quindi curioso e pratica tanto antica e primitiva, nonché problematico anche in quanto ritorno di una rivalutazione di un costume a lungo screditato da una forte condanna sociale; inoltre, soprattutto come moda, il tatuaggio implica un evidente contraddizione perché il suo carattere permanente si oppone alla variabilità che invece è tipica della Moda. Diversi esperti, sociologi, filosofi, semiologi, addirittura psichiatri, si interrogano o sono interpellati per trovare qualche risposta ai vari come e perché e spesso avanzano ipotesi che sono anche piuttosto lontane tra loro; in questa analisi può risultare senz'altro utile iniziare con l'osservare più da vicino il fenomeno da spiegare. Un primo aspetto importante, in particolare se considerato come espressione di una precisa cultura, è certamente la sua forte componente rituale. Nei Tattoo Studios della nostre città postmoderne infatti in qualche modo si cerca ancora di riprodurre e reinventare quell'atmosfera cerimoniale, un po' sacra un po' magica, che accompagnava e ancora accompagna l'esecuzione di un tatuaggio nelle popolazioni primitive. Nella drammatizzazione di un evento considerato fondamentale perché spesso segnava e segna il passaggio di un individuo da una fase o condizione di vita ad un'altra, un ruolo molto importante è quello del tatuatore; è costui infatti che può aiutare il cliente nell'opera di svelamento di se stesso di ricerca del segno che possa riassumerne e simboleggiarne carattere, personalità, stile di vita, aspirazioni e miti. In questo modo sulla pelle si imprime una possibile risposta alla domanda che ogni individuo, prima o poi si pone: chi sono io? Una domanda certamente ancora più essenziale in una società come quella odierna, povera di stabilità e certezze su cui fondare l'identità individuale e sociale. Il tatuaggio allora risulta portatore di un messaggio di identità, oltre che di isolamento poiché contemporaneamente equivale anche a dire: sono con voi - sono contro di voi. Il tatuaggio postmoderno, atto solipsistico, non partecipato, è un iniziazione di carattere privato, non comporta cioè vere conseguenze sociali, ne l'assunzione pubblica di un preciso ruolo, con determinati diritti e doveri, come invece avveniva un tempo e ancora oggi, per tatuaggi eseguiti però in contesti molto meno avanzati. Il rito metropolitano del tatuaggio infatti può coinvolgere al massimo un ristretto numero di persone vicine o un gruppo di riferimento, è il caso questo dei tatuaggi aggregativi, per esempio dei Byker o degli Skinhead. In ogni caso però il riconoscimento resta pubblico, perché il tatuaggio è un segno forte per affermare la propria identità e per sottolineare la comunanza con un gruppo e la distanza da altri, o dalla società nel suo insieme. Da una diversa angolatura e forse guardando al tatuaggio più come moda che come cultura, si recupera la dimensione rituale legata al tatuaggio perché nel rito, l'uomo contemporaneo cerca di rinnovare la possibilità di contrastare la paura, diventando un altro, più coraggioso, capace di affrontare le mille paure del nostro tempo, la paura di non piacere, di non essere visto, considerato, amato, la paura di scomparire, di essere abbandonato, di restare solo; soprattutto però esiste la paura delle paure, quella dell'indefinibile, ed è proprio contro la minaccia dello sconosciuto che l'uomo, impotente, non può che rifugiarsi nella forza simbolica del sacro, che oggi il gesto di tatuarsi ancora conserva.

TATUAGGIO E COMUNICAZIONE
Al di là di quest'ultima interpretazione, sinora è emerso con sufficiente chiarezza un altro aspetto che è probabilmente essenziale nel tatuaggio, vale a dire la sua notevole capacità comunicativa. Anzi, non si può negare che spesso il tatuaggio risulta una forma di comunicazione addirittura estrema, in particolare quando è vissuto come marchio categorico ed inimitabile che stabilisce la propria identità in un mondo ormai dominato dalla omologazione, dove tutto è urlato e ci si trova in un ingorgo di segni tale che solo qualcosa si impresso sulla propria pelle sembra poter risultare davvero perentorio e irrevocabile. Il tatuaggio diventa allora un codice, un linguaggio, attraverso il quale passa quello sforzo di comunicare ormai così tipico della nostra epoca, sempre più intasata di comunicazioni vertiginosamente sempre più veloci. Anche la moda è un linguaggio(Volli, 1988), un linguaggio performativo, più che approvazione tranquillizzare o sfidare; e poi per agire su di sé, nel processo di ricerca della propria identità, nella costruzione di un'immagine personale che sia accettata dagli altri che ci interessano, nella determinazione della propria maschera informativa, ossia usata soprattutto per gli altri, per esempio sedurre, ottenere nel sociale. In questo senso allora anche come moda il tatuaggio può diventare il mezzo ideale per personalizzarsi, stabilire la propria unicità in un mondo di uguali e anche per avvicinare l'altro.

TATUAGGIO E CORPO
Altri spunti per capire meglio il fenomeno del tatuaggio si possono trovare anche associandolo magari ad altre pratiche di alterazione corporea permanentemente simili, come ad esempio il body piercing, e partendo da una riflessione più generale centrata proprio sul corpo. Innanzitutto tali pratiche sottolineano in modo particolare la visibilità del corpo, costituiscono una valorizzazione del fisico, una chiara espressione della consapevolezza, soprattutto dei giovani, circa la possibilità e la volontà di modificarlo a piacere. Tutto ciò è una conseguenza della rivoluzione che il vissuto sociale del corpo ha conosciuto nella società occidentale contemporanea: oggi infatti il corpo è liberato, recuperato a secoli di inibizioni e tabù, ed è diventato l'ennesimo oggetto di consumo e di investimento, nella estenuante ricerca della forma perfetta che ormai coinvolge un po' tutti. Questa nuova centralità del corpo è tuttavia contrastata da un'altra tendenza del nostro tempo, quella del corpo flusso, per cui il corpo fisico ormai, grazie soprattutto alle continue innovazioni tecnologiche, si da in una condizione di incessante metamorfosi, che ne fa anche presagire la dissoluzione. D'altra parte alcuni osservano che nello spazio virtuale ciò che si ricerca è proprio la resa di immagine e percezioni sempre più simili a quelle reali e si offre all'utente la possibilità di un'azione interattiva sugli oggetti rappresentati, quindi non si può sostenere che il traguardo finale sia la negazione delle capacità motorie e sensoriali dell'uomo. Ad ogni modo, la funzione del tatuaggio e delle pratiche ad esso simili sarebbe quella di contrastare radicalmente la possibile scomparsa del corpo nel flusso di variazioni continue che lo investono, salvandone in questo modo la capacità comunicativa. In un suo recente saggio Vanni Codeluppi (1995) osserva proprio che l'eccesso di variazione erode la capacità di comunicare e che questo fenomeno che oggi interessa il corpo è proprio lo stesso che è gia diventato tipico della Moda, fondata proprio sulla variazione, ma ormai statica, ridotta a puro revival staccato dalla dinamica sociale ed increscente difficoltà comunicativa.

TATUAGGIO E MODA, TATUAGGIO DI MODA
Si può fare un ulteriore passo in avanti ricordando la tesi secondo la quale il nostro sistema economico e sociale è ormai interamente dominato da quella che è stata definita come la "forma moda", ( Volli, 1988); Ciò significa trionfo della legge essenziale della Moda, la variabilità, e quindi un diffuso ed incessante bisogno di consumare oggetti, ma anche e soprattutto significati; quello che riguarda la Moda allora ormai non si riferisce più soltanto all'abbigliamento. Appare evidente perciò che il tatuaggio ed le altre pratiche di alterazione corporea permanente possono rappresentare anche un reazione a questa ormai diffusissima tendenza a cambiamento continuo e all'inquinamento simbolico che inevitabilmente ne deriva; di conseguenza, non sono moda, bensì contro - moda. Tuttavia, una tendenza per cui si può parlare di moda del tatuaggio, oltre che degli esperti di costume, è riconosciuta e spesso anche criticata dagli stessi esperti del mestiere, i Maestri del tatuaggio. In passato la stampa ha riferito di una polemica a distanza scoppiata tra due grandi stilisti italiani, Armani e Versace ; quest'ultimo ha reagito vivacemente ad un'affermazione di Armani che "scandalosamente", sostiene che la Moda è morta; egli stesso ha spiegato che con ciò intendeva dire che ormai gli stilisti e le grandi maison non hanno più il potere di un tempo, quando si imponevano sulla clientela orientandola in tutto e per tutto. Questa polemica ricorda però un dibattito che esiste da tempo e che riguarda i due principali modelli che descrivono il processo di diffusione della moda ed il successivo, opposto, "modello a virulenza" (Volli 1988). Il primo spiega che la moda sgocciola da un vertice e si afferma poi attraverso la piramide sociale per imitazione competitiva del superiore da parte dell'inferiore. Invece il secondo modello, più aderente alla realtà attuale, sostiene che le mode sono tante e soprattutto arrivano da molti punti diversi del corpo sociale, facendo salvo il criterio di imitazione competitiva perché nella moda la componente concorrenziale c'è sempre. Rispetto a queste due differenti teorie e alle dinamiche che esse descrivono, la moda del tatuaggio sarebbe un caso tipico da far rientrare in quella più recente, perché viene infatti dalla periferia ed in principio era proprio solo di piccole minoranze, di quei gruppi che tipicamente non cercano espandere il loro costume, anzi, ne sottolineano la capacità di essere segno di confine e contrapposizione. Questi stessi gruppi però, loro malgrado, spesso costituiscono un prezioso serbatoio per il ricambio delle mode generali.

Bibliografia
A. De Blasio, Il tatuaggio, Arnoldo Forni Editori, Napoli 1905
C. Lombroso, L'uomo delinquente, Fratelli Bocca Edizioni, Milano 1896
G. Salvioni, I tatuaggi, Xenia Edizioni, 1996
L. Gnecchi Fercioni, Il libro del tatuaggio, Fabbri Editori, 1995
L. Gnecchi Fercioni, Tattoo, tecniche strumenti artisti, Mursia Editore, 1996
G.M. Fercioni, Horiyoshi III l'arte del tatuaggio Giapponese, Luni Editrice, 1999
A. Castellani, Ribelli per la pelle, Costa & Nolan, 1995
V. Codeluppi, Il corpo flusso. La moda al di là del narcisismo.
R. Grandi, I mass media fra testo e contesto, Lupetti, 1992
R. Grandi in Cerani (a cura di), Moda, Regole e rappresentazioni, Franco Angeli, 1995